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Sacramento
San Antonio
Toronto
Utah
Washington
Giocatori
Guida TV
Foto
Video
STATISTICHE
STATISTICHE
BIOGRAFIA
BIOGRAFIA
Tim Duncan
Stagione
Partite Giocate
9
Media Punti
17.1
Media Rimbalzi
11.2
Media Assists
3.6
Nato il:
Aprile 25, 1976
Altezza:
6'11"
Peso:
260
Media Stagionale
Stagione
Squadra
G
GS
MPG
FG%
3p%
FT%
OFF
DEF
RPG
APG
SPG
BPG
TO
EPG
PPG
SAS
9
8
32.0
0.517
0.000
0.723
2.9
8.3
11.2
3.6
0.6
1.8
1.9
25.889
17.1
Ultime 5 partite
Data
Avvers.
Risultato
MIN
FGM-A
3PM-A
FTM-A
OFF
DEF
REB
AST
STL
BLK
TO
EFF
PTS
11/21
vs.
WAS
V 106 - 84
26
6 - 10
0 - 0
4 - 4
3
6
9
7
0
1
2
27
16
11/19
vs.
UTA
P 83 - 90
38
7 - 14
0 - 1
7 - 8
3
6
9
5
1
1
3
26
21
11/18
vs.
DAL
P 94 - 99
41
8 - 22
0 - 0
6 - 8
3
11
14
6
0
4
2
28
22
11/14
vs.
OKC
P 98 - 101
36
9 - 14
0 - 0
4 - 4
3
7
10
3
0
2
2
30
22
11/06
vs.
POR
P 84 - 96
35
5 - 14
0 - 1
4 - 7
3
5
8
3
0
1
2
12
14
Tim Duncan
Timothy "Tim" Theodore Duncan (nato il 25 aprile 1976 a Christiansted, St.Croix, Isole Vergini americane), è un giocatore dei San Antonio Spurs. E' un'ala grande/centro di 2.11 m per 118 kg, 4 volte campione NBA, 3 volte MVP delle finali e attualmente capitano degli Spurs. Ha anche vinto il titolo di MVP della regular season due volte, è stato convocato 10 volte per gli All-Star Game ed è stato nominato in 10 quintetti All-NBA e All-Defensive.
Duncan ha iniziato la sua carriera sportiva come nuotatore, cominciando a giocare a basket soltanto a 15 anni, tra l'altro con difficoltà di adattamento. Tuttavia, diventò presto un giocatore fondamentale durante l'high school nel St. Dunstan's Episcopal ed ebbe un'illustre carriera presso i Demon Deacons della Wake Forest University, vincendo i titoli di giocatore dell'anno del Naismith, giocatore dell'anno dell'USBWA e il premio "John Wooden" durante il suo ultimo anno. Terminato il college, Duncan è stato selezionato come prima scelta nel draft del 1997, e la lista di conseguimenti personali e la leadership nelle vittorie degli Spurs nel 1999, 2003, 2005 e 2007 hanno portato gli esperti di basket a considerarlo uno tra i giocatori migliori nel ruolo di ala grande della storia dell'NBA.
Fuori dal campo, Duncan è conosciuto come una persona tranquilla e modesta, oltre che per la sua attiva filantropia. Ha una laurea in psicologia e ha creato la "Tim Duncan Foundation", volta ad aumentare la conoscenza della salute in generale e a finanziare l'educazione e gli sport giovanili in varie zone degli Stati Uniti.
I Primi Anni
Tim Duncan viene da una famiglia di ceto medio di Christiansted, è l'unico figlio maschio di Ione e William Duncan, rispettivamente un'ostetrica e un muratore, e ha due sorelle: Cheryl e Tricia. A scuola, Duncan era uno studente modello e sognava di diventare un nuotatore di livello olimpico come sua sorella Tricia. I suoi genitori lo supportarono, e in adolescenza divenne un nuotatore eccezionale nei 50, 100 e 400 metri stile libero, puntando alle Olimpiadi del 1992 come membro della squadra statunitense.
Quando l'uragano Hugo distrusse l'unica piscina olimpionica dell'isola nel 1989, Duncan fu costretto ad allenarsi nell'oceano, perdendo presto l'entusiasmo a causa della sua paura degli squali. Duncan ricevette un altro brutto colpo quando a sua madre venne diagnosticato un tumore al seno e morì il giorno prima del suo 14esimo compleanno. Negli ultimi giorni di vita fece promettere a Duncan e alle sue sorelle che avrebbero conseguito la laurea, cosa che spiegherà più tardi la riluttanza di Duncan a lasciare il college. Duncan non praticò più nuoto agonistico, ma fu introdotto al basket da suo cognato.
Duncan ebbe inizialmente delle difficoltà ad adattarsi al basket, attività che, pensava, l'avrebbe aiutato ad alleviare dolori e frustrazioni. Nancy Pomroy, direttore atletico della St. Croix Country Day School, a proposito di Duncan, dichiarò: "Era enorme, così grosso e alto che all'epoca era incredibilmente goffo". Duncan superò questa condizione diventando un pilastro per la St. Dunstan's Episcopal High School, con una media di 25 punti a partita. I suoi numeri attirarono l'attenzione di numerose università, pur avendo iniziato a giocare così tardi. Dave Odom, l'allenatore della squadra di basket della Wake Forest University, si interessò particolarmente a Duncan dopo che, all'età di 16 anni, costrinse a un pareggio la star NBA Alonzo Mourning, che si trovava a St. Croix con altri giocatori NBA alla ricerca di un po' di riposo. Odom era alla ricerca di di un giocatore alto e ben piazzato, che giocasse vicino a canestro. Dato lo scarso livello dei giocatori di basket nelle Isole Vergini, Odom inizialmente fu cauto con Duncan, ritenendolo piuttosto distratto dopo averlo incontrato la prima volta: Duncan fissò Odom con sguardo inespressivo per la maggior parte della conversazione. Tuttavia Odom successivamente capì che questo era il modo di Duncan di prestare attenzione e scoprì che, oltre ad essere atleticamente talentuoso, imparava anche in fretta. Alla fine, malgrado le offerte da parte dell'università di Hartford, dell'università del Delaware e del Providence College, Duncan si unì alla squadra di Odom presso i Demon Deacons della Wake Forest University.
Wake Forest University
I Demon Deacons avevano precedentemente raggiunto le Sweet 16 (
le 16 migliori squadre della NCAA - NdT
), ma si dovettero separare dal loro top-scorer Rodney Rogers, che entrò nel Draft NBA del 1993. Duncan faticò ad adattarsi inizialmente e non segnò nessun punto nella prima partita, ma col passare del tempo lui e il compagno di squadra Randolph Childress portarono i Deacons a un record di 20-11. Lo stile di gioco di Duncan era semplice ma efficace, combinando una serie di movimenti in post-basso, tiri dalla media distanza e solida difesa. Venne scelto per rappresentare gli USA nei Goodwill Games del 1994. Nel frattempo, Duncan studiava per la laurea in psicologia e seguiva anche lezioni di antropologia e letteratura cinese. Pur concentrandosi maggiormente sul basket, la responsabile del dipartimento di psicologia della Wake Forest disse di lui: "Tim [...] era uno dei più intelligenti tra i miei studenti. [...] Non riuscivo a distinguerlo dagli altri, se non per la sua statura." Duncan si fece inoltre una reputazione come giocatore stoico, al punto che i tifosi avversari lo provocavano chiamandolo "Mr. Spock", il caratteristico, razionale e distaccato personaggio di Star Trek.
Nella stagione NCAA 1994-95, Duncan fu presto considerato come una delle promesse dell'NBA, insieme ai suoi colleghi Joe Smith, Rasheed Wallace e Jerry Stackhouse. Il general manager dei Los Angeles Lakers Jerry West insinuò che sarebbe potuto diventare la prima scelta nel Draft NBA del 1995 se ci avesse provato, ma Duncan assicurò di non avere intenzione di passare al basket professionistico prima di essersi laureato, malgrado l'NBA stesse pianificando l'istituzione di un tetto salariale per i rookie nel 1996. Stava rinunciando a molti soldi, ma era determinato a proseguire gli studi. In quella stagione condusse i Demon Deacons nel campionato della Atlantic Coast Conference (ACC) contro i North Carolina Tar Heels, squadra guidata da Rasheed Wallace. In quella partita Duncan neutralizzò Wallace, mentre Childress determinò la vittoria con un tiro in sospensione a 4 secondi dalla fine dell'overtime. Nel torneo NCAA, i Demon Deacons entrarono nelle Sweet 16 e, giocando contro Oklahoma State, Duncan totalizzò 12 punti con 22 rimbalzi e 8 stoppate, superando Bryant Reeves, ma la sua squadra perse la partita per 66-71. Tuttavia Duncan terminò l'anno con una media di 16.8 punti e 12.5 rimbalzi a partita, fu nominato difensore dell'anno e diventò il terzo miglior stoppatore della storia della NCAA con 3.98 stoppate a partita. Fu inoltre selezionato per il quintetto della prima squadra All-ACC, impresa ripetuta nei suoi due rimanenti anni alla Wake Forest.
Nella stagione NCAA 1995-96, Wake Forest dovette fare i conti con la partenza di Childress, entrato nell'NBA. Duncan ebbe dunque l'opportunità di mettere in mostra le sue qualità di leader e infatti, malgrado la scarsa esperienza, la sua squadra collezionò solo 4 sconfitte in tutta la stagione ACC. I Demon Deacons vinserò nuovamente le finali ACC, ma arrivati nelle Sweet 16, a causa di un attacco di influenza per Duncan, mancarono le Final Four per una sola vittoria. Giocò un'altra stagione degna di nota, con medie di 19.1 punti e 12.3 rimbalzi a partita, e fu nominato nuovamente difensore e giocatore dell'anno della ACC. Alla fine della stagione si diceva che la star di Wake Forest sarebbe entrata nel Draft NBA ma alla fine decise di rimanere ancora al college.
Nella stagione NCAA 1996-97, fu aiutato dall'ingresso in squadra del futuro giocatore NBA Loren Woods, alto 2.16 m, grazie al quale diminuì la pressione su Duncan sotto canestro. I Demon Deacons vinsero le prime 13 partite, ma crollarono nel finale e fallirono nella conquista del terzo titolo ACC. La stagione in NCAA fu parimenti frustrante e vide Stanford, guidata dal futuro playmaker NBA Brevin Knight, eliminare la squadra di Duncan con un 72-66. Tuttavia Duncan concluse una stagione molto positiva, con una media di 20.8 punti, 14.7 rimbalzi e 3.2 assist a partita, con un 60.6% dal campo, vincendo per la terza volta consecutiva il titolo di difensore dell'anno. Fu nominato nel quintetto della prima squadra All-America per la seconda volta e vinse, con voto unanime, il titolo di giocatore di college dell'anno Naismith e USWBA. Alla fine della stagione 1996-97 della NCAA Division I, risultò leader dei rimbalzi, si classificò decimo per le stoppate (3.3 a partita) e 28esimo per i punti realizzati (20.8 a partita). Fu ancora una volta votato come giocatore dell'anno ACC e vinse il premio "John Wooden", basato sui voti dei giornalisti sportivi, come miglior giocatore nella categoria uomini NCAA.
Contrariamente ad altri giocatori pre-professionisti contemporanei come Kevin Garnett, Kobe Bryant o LeBron James, Duncan frequentò il college per tutti i 4 anni. Durante quel periodo fu nominato giocatore dell'anno ACC per due volte e per 3 volte difensore dell'anno NABC, record quest'ultimo senza precedenti. Tra il 1995 e il 1997 il centro di Wake Forest partecipò anche al torneo All-ACC, fu selezionato per la prima squadra All-ACC a fu nominato MVP nel torneo ACC 1996. Inoltre nel 1996 guidò la classifica di conference per punti realizzati, rimbalzi, percentuale dal campo e stoppate, diventando il primo giocatore della storia della conference a primeggiare in tutte e 4 le categorie. Complessivamente, Duncan condusse la sua squadra a un record di 97-31 e concluse la sua carriera al college come secondo nella classifica delle stoppate della storia della NCAA, e figura tra i soli 10 giocatori ad aver collezionato più di 2000 punti e 1500 rimbalzi. Fu inoltre il primo giocatore della storia della NCAA a raggiungere i 1500 punti, 1000 rimbalzi, 400 stoppate e 200 assist. Lasciò il college come miglior stoppatore della storia della ACC con 481 stoppate - secondo negli annali NCAA dietro Adonal Foyle dell'università di Colgate, e terzo nella classifica dei rimbalzi ACC con 1570 rimbalzi. Con una laurea in mano, Duncan si rese finalmente idoneo per il Draft NBA del 1997.
"Twin Towers" (1997–2003)
Nel Draft NBA del 1997, i San Antonio Spurs selezionarono Duncan come prima scelta assoluta. Gli Spurs venivano da una deludente stagione 1996-97; il loro miglior giocatore, David Robinson - anch'egli prima scelta nel 1987 - fu costretto alla panchina per la maggior parte del tempo a causa di un infortunio, e conclusero con un record di 20-62. Tuttavia, con l'avvicinarsi della stagione 1997-98, gli Spurs furono considerati una minaccia importante nell'NBA. Con un centro d'esperienza come Robinson e la prima scelta Duncan, gli Spurs potevano contare su uno dei migliori front court del torneo. Duncan e Robinson furono presto soprannominati "Twin Towers", avendo guadagnato un'ottima reputazione grazie alla loro eccezionale difesa sotto canestro e costringendo gli avversari a prendere tiri più rischiosi da lontano. Duncan si fece subito notare come giocatore di qualità: durante la sua seconda partita totalizzò ben 22 rimbalzi, pur avendo di fronte l'ala grande dei Chicago Bulls Dennis Rodman, più volte campione di rimbalzi e difensore dell'anno NBA. Più tardi, Duncan giocò contro Charles Barkley, leggendaria ala grande degli Houston Rockets, il quale disse di lui: "Ho visto il futuro e indossa la maglia numero 21 [il numero di maglia di Duncan]." Nella sua stagione da rookie Duncan tenne fede alle aspettative, partendo titolare in tutte le 82 partite della regular-season, con una media di 21.1 punti, 11.9 rimbalzi, 2.7 assist e 2.5 stoppate a partita. Il suo contributo difensivo alla squadra gli assicurò un posto nel secondo quintetto All-defensive e fun anche nominato rookie dell'anno NBA, avendo sempre vinto il titolo di rookie del mese in quella stagione. L'allenatore degli Spurs Gregg Popovich lodò la concentrazione di Duncan, dichiarando che "il suo comportamento era eccezionalmente esemplare", che "ridimensionava sempre le cose" e che non era mai "troppo ottimista nè depresso". Anche Robinson fu impressionato da Duncan: "E' una realtà. Sono orgoglioso del suo atteggiamento e del suo impegno. Ce la mette sempre tutta e vuole diventare un giocatore migliore."
Gli Spurs si qualificarono per i playoff del 1998 come quinti, ma Duncan giocò male nel primo tempo della prima partita contro i Phoenix Suns, permettendo al coach avversario Danny Ainge di difendere con meno pressione su di lui. Il rookie trasse vantaggio da questa situazione, totalizzando 32 punti e 10 rimbalzi in gara 1 e ancora 32 punti e 10 rimbalzi in gara 2, contribuendo alla vittoria per 3-1 nella serie. Tuttavia gli Spurs furono eliminati nel secondo round dagli Utah Jazz, futuri vincitori della Western Conference. In questa serie, Duncan si trovò davanti la leggendaria ala grande Karl Malone. Riuscì a superare Malone nelle prime due gare in cui gli Spurs non trovarono però la vittoria, ma con l'avanzare della serie l'esperienza di Malone prevalse e Duncan fu superato sia in difesa che in attacco, totalizzando 10 punti in gara 3 (18 di Malone), 22 punti in gara 4 (34) e 14 punti in gara 5 (24).
Nella stagione 1998-99, gli Spurs iniziarono sottotono con un record di 6-8 e Popovich fu preso di mira dalla stampa. Tuttavia, Duncan e Robinson supportarono il loro coach, e finirono la stagione con una striscia di 31-5. Duncan registrò una media di 21.7 punti, 11.4 rimbalzi, 2.4 assist e 2.5 stoppate nella regular season, guadagnandosi la nomina nei quintetti All-NBA e All-Defense. Durante i playoff, gli Spurs sconfissero i Minnesota Timberwolves per 3-1, i Los Angeles Lakers e i Portland Trail Blazers per 4-0 e infine i New York Knicks nelle finali. In questa serie un gruppo di tifosi partì dalle Isole Vergini per sostenere il loro idolo locale e non rimasero delusi. Nelle prime due gare le "Twin Towers" totalizzarono 41 punti, 26 rimbalzi e 9 stoppate contro i 5 punti, 12 rimbalzi e 0 stoppate delle loro controparti dei Knicks Chris Dudley e Larry Johnson. Dopo la sconfitta in gara 3 nella quale Duncan non segnò nel terzo quarto e perse 3 palle nell'ultimo quarto, la vittoria in gara 4 lo vide riscattarsi con 28 punti e 18 rimbalzi e in gara 5 riuscirono a mantenere il vantaggio di un punto (78-77) a pochi secondi dalla fine con palla in mano per i Knicks. Raddoppiato da Duncan e Robinson, Latrell Sprewell sbagliò il tiro dell'ultimo secondo e dopo aver chiuso la serie, forte di 31 punti e 9 rimbalzi in gara 5, Duncan fu nominato MVP delle finali, portando il primo titolo NBA in assoluto a San Antonio.
Gli elogi per gli Spurs non tardarono: Sports Illustrated riportò titoli come "La scimmia di San Antonio ha cambiato pelle" e "Gli Spurs non sono più conosciuti come San Antonio Softies (
mollaccioni - NdT
)". Il magazine lodò l'MVP delle finali Duncan, che più tardi dichiarò: "E' incredibile. Abbiamo mantenuto la concentrazione e ce l'abbiamo fatta." L'ormai ritirato giocatore NBA Alex English, giornalista di Sports Illustrated, aggiunse: "Duncan si è sempre inventato quel delizioso tiro in sospensione lontano dal tabellone ogni volta che ne ha avuto occasione. E' stato l'uomo partita stasera [in gara 5]." E Popovich si rivolse così all'allenatore sconfitto Jeff Van Gundy: "Io posso contare su Tim [Duncan] e tu no. Questo ha fatto la differenza."
Nella stagione 1999-2000, Duncan consolidò ulteriormente la propria reputazione. Registrò una media di 23.2 punti, 12.4 rimbalzi, 3.2 assist e 2.2 stoppate a partita, si guadagnò ancora una volta le nomine per i quintetti All-NBA e All-Defense e fu nominato MVP insieme a Shaquille O'Neal nell'All-Star Game NBA. Tuttavia gli Spurs risultarono deludenti dopo la regular season, anche a causa della sfortuna di Duncan: un infortunio al menisco gli impedì di giocare nei playoff. Di conseguenza gli Spurs furono eliminati al primo turno, perdendo 3-1 con i Phoenix Suns. Tuttavia, nella stagione successiva, Duncan si prese la rivincita, registrando medie di 22.2 punti, 12.2 rimbalzi, 3.0 assist e 2.3 stoppate a partita nella regular season e riuscì nuovamente a guadagnarsi il posto nei quintetti All-NBA e All-Defense. Nei playoff NBA del 2001, gli Spurs eliminarono i Timberwolves per 3-1 e i Dallas Mavericks per 4-1, ma si piegarono di fronte alle superstar dei Lakers Shaquille O'Neal e Kobe Bryant, perdendo per 4-0. Sports Illustrated definì la serie un "impietoso mismatch" e Duncan fu criticato come "assente nel momento di maggior bisogno degli Spurs."
Dopo due deludenti playoff consecutivi, Duncan migliorò le sue statistiche nella stagione 2001-02. Registrò le migliori medie della sua carriera per quanto riguarda il punteggio (25.5 punti a partita, guidando la classifica con 764 punti dal campo e 560 tiri liberi tentati) e nei rimbalzi (12.7 a partita, guidando la classifica con un totale di 1042), aggiungendo al totale 3.7 assist e 2.5 stoppate a partita, entrambi suoi record personali nell'NBA. Ancora una volta figurò nei quintetti All-NBA e All-Defensive, fu nominato MVP della regular season, un'impresa, per gli Spurs, riuscita in precedenza solo a David Robinson. La squadra di Duncan però dovette fare i conti con l'età di Robinson, ormai in difficoltà nel mantenere alti livelli per lunghi periodi e sempre più spesso sostituito da Malik Rose. Nei playoff del 2002 gli Spurs dovettero vedersela nuovamente con i Lakers i quali, guidati ancora dalla star O'Neal, vinsero la serie 4-1 e andarono a vincere il titolo. Duncan, che realizzò 34 punti e 25 rimbalzi in gara 5, espresse così tutta la sua frustrazione: "Pensavo che avremmo potuto davvero farcela in questa serie. I Lakers hanno dimostrato ancora una volta di essere al di sopra delle nostre capacità. Abbiamo avuto la possibilità di vincere delle partite e far finire diversamente la serie, ma a volte la palla gira in questo modo." Tuttavia, NBA.com elogiò Duncan come un "fenomeno" e criticò il resto della squadra, sottolineando che Duncan "segnò 12 tiri su 23 e 12 liberi su 14, aggiungendoci 4 assist e 2 stoppate e ancora una volta non è stato supportato abbastanza dai compagni." Inoltre, Robinson dichiarò: "Tim [Duncan] in campo sembrava Superman" ma fu costretto ad ammettere che i Lakers erano stati semplicemente più bravi, come negli scorsi playoff.
La stagione 2002-03 vide un Duncan ancora una volta straordinario, con 23.3 punti, 12.9 rimbalzi (record personale), 3.9 assist, 2.9 stoppate a partita e di nuovo le nomine per i quintetti All-NBA e All-Defense. Grazie a questi risultati si guadagnò il secondo titolo di MVP della regular season. Robinson, ormai 38enne, annunciò il suo ritiro dalla NBA alla fine della stagione e il suo impiego venne ridotto dal coach Popovich in vista dei playoff. Gli Spurs si guadagnarono facilmente l'accesso ai playoff, concludendo la regular season al primo posto con un record di 60-22. Malgrado la presenza negli Spurs di giocatori offensivi di rilievo come Tony Parker e Manu Ginóbili, fu la performance di Duncan nelle semifinali contro i Lakers a essere elogiata da Popovich, il quale dichiarò: "In gara 5 e gara 6, [Duncan] è stato incredibilmente concentrato. Ha trascinato la squadra nelle ultime due gare." Duncan dominò il suo diretto avversario Robert Horry e concluse la serie con stile: in gara 6 totalizzò 37 punti e 16 rimbalzi, permettendo a Popovich di chiamare timeout con 2:26 minuti da giocare per raccomandare alla squadra di non esagerare con i festeggiamenti. Gli Spurs arrivarono alle finali, dove sconfissero i New Jersey Nets 88-77 in gara 6 e conquistarono così il loro secondo titolo. Aiutato da un ispirato Robinson, Duncan registrò quasi una quadrupla doppia nell'ultima gara e fu nominato MVP delle finali. Duncan, a proposito della vittoria, dichiarò: "Eravamo tutti fiduciosi del fatto di poter ribaltare la gara a nostro favore e così è successo", ma poi si disse triste a causa del ritiro di Robinson proprio dopo aver vinto il titolo per la seconda volta. Dopo questa stagione piena di successi, Robinson e Duncan furono nominati "Sportsmen of the Year" del 2003 dal magazine Sports Illustrated.
Leader degli Spurs (2003–presente)
Prima dell'inizio della stagione 2003-04, gli Spurs dovettero dire addio al capitano David Robinson, ritiratosi dall'NBA. Accettando il ruolo di leader solitario della squadra, Duncan guidò gli Spurs, di cui ora faceva parte il centro sloveno Rasho Nesterovic, il robusto difensore Bruce Bowen, la guardia argentina Ginóbili e il giovane playmaker francese Parker. In panchina figuravano l'ala grande Robert Horry, il versatile Hedo Turkoglu e i veterani Malik Rose e Kevin Willis. Successivamente, Robinson commentò che all'inizio Duncan non era entusiasta di ricoprire il ruolo da lui lasciato, e che aveva ancora bisogno di sviluppare delle abilità da leader. Per quanto riguarda le statistiche, Duncan non si smentì: dopo una convincente regular season con medie di 22.3 punti, 12.4 rimbalzi, 3.1 assist e 2.7 stoppate a partita, guidò gli Spurs nelle semifinali della Western Conference. Ancora una volta si trovarono di fronte ai Los Angeles Lakers e in gara 5, sul risultato di 2-2, Duncan realizzò un canestro all'ultimo secondo che permise agli Spurs di portarsi in vantaggio di un punto con 0.4 secondi da giocare. Malgrado il pochissimo tempo rimanente, il playmaker Derek Fisher realizzò un buzzer beater che portò i Lakers alla vittoria. Alla fine gli Spurs furono eliminati col risultato di 4-2 e Duncan individuò nella forte difesa dei Lakers una delle cause della sconfitta.
Duncan e gli Spurs cercarono di riaffermarsi nella successiva stagione 2004-05. Malgrado il lieve calo nelle statistiche del loro capitano (20.3 punti, 11.1 rimbalzi, 2.7 assist e 2.6 stoppate a partita), gli Spurs conclusero la regular season in seconda posizione vincendo 59 partite. Nel primo turno dei playoff eliminarono i Denver Nuggets per 4-1 e incontrarono i Seattle Supersonics nelle semifinali. Dopo le prime 4 gare il risultato era di 2-2 e Duncan condusse la sua squadra nelle decisive vittorie in gara 5 e 6. In finale di conference gli Spurs trovarono i Phoenix Suns, noti per il loro gioco ad alti ritmi. Duncan e i suoi riuscirono a batterli con le loro stesse armi e vinsero la serie per 4-1, guadagnandosi le finali contro i Pistons, nelle quali Duncan fu arginato egregiamente dalla difesa dei lunghi di Detroit, guidati dal più volte difensore dell'anno Ben Wallace. Dopo le prime due promettenti vittorie in gara 1 e 2, i Pistons iniziarono a raddoppiare Duncan costringendolo a giocare lontano dal canestro. Detroit vinse gara 3 e gara 4 e la serie arrivò poi al risultato di 3-3, ma Duncan fu fondamentale in gara 7, nella quale, registrando 25 punti e 11 rimbalzi, condusse gli Spurs alla vittoria. NBA.com scrisse che "grazie al suo unico talento multidimensionale, Duncan ha fatto a pezzi i Pistons...è stato il fulcro di praticamente ogni giocata sul campo." e il coach Popovich aggiunse: "la sue giocate sono state molto sagge, fondamentali e a volte inosservate, perchè se non avesse segnato la gente avrebbe pensato 'beh, non ha fatto niente di che'. Invece è stato incredibile ed è stata la sua forza a permetterci di vincere." Il centro di Detroit Ben Wallace commentò: "Si è preso la squadra sulle spalle e li ha portati alla vittoria. Questo è ciò che i grandi giocatori fanno." Duncan vinse ancora il titolo di MVP delle finali, unendosi a Michael Jordan, Shaquille O'Neal e Magic Johnson come unici giocatori ad esserselo aggiudicato per ben 3 volte.
Per la maggior parte della stagione 2005-06 Duncan soffrì di fasciosi plantare, la quale fu una delle cause del calo delle sue statistiche (18.6 punti, 11.0 rimbalzi, 3.2 assist e 2.0 stoppate a partita) e anche della mancata nomina nel quintetto All-NBA dopo 8 anni consecutivi. Nei playoff 2006 contro i Dallas Mavericks però prevalse sull'ala grande Dirk Nowitzki, con 32.2 punti contro 27.1. Nè Dirk stesso, nè il centro Eric Dampier furono in grado di fermare Duncan nell'uno contro uno. Dopo aver portato la serie sul 3-3, Duncan diventò protagonista in negativo di gara 7: pur avendo segnato 39 punti nei tempi regolamentari e fatto espellere per falli sia Dampier che Keith Van Horn, realizzò solo un 1/7 dal campo nell'overtime trovandosi di fronte il centro di riserva DeSagana Diop, e così gli Spurs furono sconfitti.
La stagione seguente fu ancora ricca di vittorie per Duncan e gli Spurs. Duncan registrò una media di 20.0 punti, 10.6 rimbalzi, 3.4 assist e 2.4 stoppate a partita nella regular season e fu convocato come titolare della Western Conference per l'All-Star Game 2007, totalizzando nove presenze all'evento. Nei playoff, guidò gli Spurs alla vittoria per 4-1 contro i Denver Nuggets al primo turno, per 4-2 contro i Phoenix Suns e per 4-1 contro gli Utah Jazz nelle finali di conference. In finale gli Spurs trovarono i Cleveland Cavaliers, che sconfissero con un secco 4-0, e vinsero dunque il loro quarto titolo. Duncan dichiarò che questo fu il migliore dei suoi 4 titoli, riconobbe tuttavia di aver giocato sotto tono e quindi ricevette un solo voto su 10 per il titolo di MVP delle finali. I suoi colleghi lo apprezzarono maggiormente: tra gli altri, l'ex compagno di squadra David Robinson si riferì ai 4 titoli degli Spurs come "L'era di Duncan" e lodò la sua leadership. Anche il coach Popovich elogiò Duncan: "Tim è stato il comun denominatore. Ha avuto compagni di squadra differenti nel 1999, nel 2003 e nel 2005. Si è trovato bene con tutti. [...] E' talmente facile giocare con lui e le sue abilità sono così solide che i suoi compagni si adattano benissimo." Il commissario NBA David Stern aggiunse: "[Duncan] è un giocatore che segna la storia. Sono un fan del tennis e Pete Sampras è stato uno dei migliori giocatori. Ok, non è stato come Andre Agassi o John McEnroe. Si dà il caso che sia stato uno dei più grandi di tutti i tempi. I grandi giocatori si riconoscono incontrandoli."
Con Duncan in forma per 78 gare e con i soliti numeri (19.3 punti e 11.3 rimbalzi a partita), San Antonio concluse la regular season 2007-08 con un record di 56-26, classificandosi dietro i Lakers e i New Orleans Hornets nella Western Conference. Nel primo turno dei playoff giocarono contro i Suns, già battuti per 3 volte negli ultimi 4 playoff. Guidati dal nuovo acquisto Shaquille O'Neal i Suns cercavano vendetta. In gara 1, Duncan realizzò 40 punti e un raro tiro da 3 che portò la gara all'overtime per la seconda volta. Il trio Duncan-Ginóbili-Parker giocò come sempre per il resto della serie e gli Spurs eliminarono i Suns in 5 gare. In gara 1 del secondo turno contro gli Hornets guidati da Chris Paul, gli Spurs furono pesantemente sconfitti per 101-82 e Duncan giocò una delle sue peggiori partite dei playoff della sua carriera, totalizzando solo 5 punti e 3 rimbalzi. Gli Spurs persero gara 2, ma recuperarono in gara 3 e gara 4, con Duncan che fece registrare i record di squadra con una performance da 22 punti, 15 rimbalzi e 4 stoppate, grazie alla quale pareggiarono la serie. Dopo aver perso gara 5, Duncan realizzò 20 punti e 15 rimbalzi in gara 6 e gli Spurs si affidarono alla loro esperienza per assicurarsi gara 7. Tuttavia gli storici rivali dei Los Angeles Lakers eliminarono San Antonio nelle finali di conference e gli Spurs fallirono ancora una volta nell'impresa di conquistare due titoli consecutivamente.
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