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STATISTICHE
STATISTICHE
BIOGRAFIA
BIOGRAFIA
Grant Hill
Stagione
Partite Giocate
14
Media Punti
12.0
Media Rimbalzi
7.6
Media Assists
2.0
Nato il:
Ottobre 05, 1972
Altezza:
6'8"
Peso:
225
Media Stagionale
Stagione
Squadra
G
GS
MPG
FG%
3p%
FT%
OFF
DEF
RPG
APG
SPG
BPG
TO
EPG
PPG
PHX
14
14
30.1
0.447
0.417
0.822
1.8
5.8
7.6
2.0
0.5
0.2
1.5
14.714
12.0
Ultime 5 partite
Data
Avvers.
Risultato
MIN
FGM-A
3PM-A
FTM-A
OFF
DEF
REB
AST
STL
BLK
TO
EFF
PTS
11/22
vs.
DET
V 117 - 91
28
3 - 6
0 - 0
2 - 2
2
6
8
2
0
1
5
11
8
11/19
vs.
NOH
P 103 - 110
33
4 - 11
1 - 3
1 - 2
3
3
6
3
1
1
0
13
10
11/17
vs.
HOU
V 111 - 105
30
5 - 6
0 - 0
1 - 2
1
6
7
0
1
0
1
16
11
11/15
vs.
TOR
V 101 - 100
33
1 - 6
0 - 1
4 - 4
0
3
3
3
1
0
1
7
6
11/12
vs.
LAL
P 102 - 121
22
4 - 8
1 - 1
0 - 0
1
6
7
1
0
0
2
11
9
Grant Hill
Grant Henry Hill (nato il 5 ottobre 1972 a Dallas, Texas) è un giocatore dei Phoenix Suns, alto 2.04 m. Ai tempi del college e durante i primi anni in NBA, era considerato uno dei migliori giocatori in generale, guidava spesso la propria squadra per punti, rimbalzi e assist. La sua permanenza nel torneo fu più volte minacciata da gravi infortuni, principalmente verso l'ultima parte della sua carriera.
Primi anni e college
Il padre di Grant Hill giocava per i Dallas Cowboys in NFL e vinse il titolo di rookie dell'anno 1969. Sua madre Janet si laureò a Wellesley, dove condivideva la stanza con Hillary Clinton, quando erano entrambe matricole. Quando la carriera del padre in NFL terminò, la famiglia si trasferì a Reston in Virginia, dove Grant divenne una superstar alla South Lakes High School, e fu selezionato per il quintetto americano All-American di McDonald's del 1990.
Quando venne l'ora di scegliere un college, la madre di Hill dichiarò (nel documentario della Fox "Beyond the Glory" a proposito della carriera di Hill) che avrebbe voluto che frequentasse la Georgetown University, mentre suo padre avrebbe preferito l'università del North Carolina. Hill fece di testa sua e decise di iscriversi alla Duke University. Giocò per 4 anni nei Blue Devils, vincendo i titoli nazionali nel 1991 e 1992, grazie ai quali Duke diventò la prima squadra della Division I a vincere due titoli consecutivi dopo UCLA nel 1973. Pur avendo perso due grandi protagonisti dei Blue Devils, Christian Laettner e Bobby Hurley (che passarono in NBA), Hill guidò Duke alla finale nel 1994, dove però fu sconfitta dagli Arkansas Razorbacks. Hill vinse il premio "Henry Iba Corinthian" come miglior difensore della nazione nella categoria college del 1993, e nel 1994 fu eletto ACC Player of the Year. Durante la sua carriera al college, Hill diventò il primo giocatore nella storia della ACC a collezionare più di 1900 punti, 700 rimbalzi, 400 assist, 200 palle rubate e 100 stoppate. Come conseguenza di questa brillante carriera, diventò l'ottavo giocatore nella storia di Duke il cui numero di maglia (33) fu ritirato. Dopo la sua prima stagione a Duke, Hill fu convocato per giocare i Pan American Games del 1991 tenutisi all'Havana, Cuba, dove vinse un bronzo con la squadra statunitense.
Hill è divenuto inoltre famoso per una giocata disperata nella finale regionale NCAA contro Kentucky nel 1992, considerata da molti la miglior partita di basket NCAA di tutti i tempi. Con Duke sotto per 103-102, grazie a un canestro di Sean Woods di Kentucky, e 2.1 secondi rimanenti nell'overtime, Hill eseguì un passaggio di quasi 23 metri dalla rimessa laterale direttamente nelle mani di Christian Laettner, il quale si liberò con un dribbling e realizzò il tiro della vittoria in sospensione da poco fuori la linea del tiro libero.
Detroit Pistons (1994–2000)
Grant Hill fu selezionato dai Detroit Pistons come terza scelta nei Draft NBA 1994. Si nutrivano grandi aspettative nei suoi confronti: molti lo ritennero il nuovo volto del torneo dopo il ritiro di Michael Jordan. Nella sua prima stagione, registrò 19.9 punti, 6.4 rimbalzi, 5.0 assist e 1.77 palle rubate a partita e diventò il primo rookie dei Pistons, dopo Isiah Thomas nel 1981-82, a realizzare 1000 punti in totale. Alla fine condivise il titolo di rookie dell'anno NBA con Jason Kidd dei Dallas Mavericks, diventando il primo giocatore dei Pistons a vincere tale premio dopo Dave Bing nel 1966-67. Hill vinse anche il titolo di rookie dell'anno secondo il magazine Sporting News. Fu nominato nel primo quintetto All-NBA nel 1997, e nel secondo quintetto All-NBA negli anni 1996, 1998, 1999 e 2000. Hill giocò regolarmente gli All-Star Game e nel 1994-95 diventò il primo rookie di sempre a vincere la votazione da parte dei fan, con 1.289.585 voti, battendo di poco Shaquille O'Neal; fu un record non solo per il basket ma anche per gli All-Star Game di tutti gli sport più popolari.
Durante la sua seconda stagione (1995-96), prese nuovamente il maggior numero di voti per l'All-Star Game, battendo questa volta Michael Jordan (al ritorno nell'NBA dopo il ritiro del 1993). Nella regular season Hill mise in mostra le sue abilità a tutto campo, guidando la classifica NBA delle triple-doppie (10). Vinse anche la medaglia d'oro con la squadra statunitense alle Olimpiadi di Atlanta 1996, dove ottenne il quinto piazzamento nella sua squadra per la media punti realizzati a partita (9.7) e il primo per le palle rubate (18). La stagione 1996-97 fu la sua migliore, con medie di 21.4 punti, 9.0 rimbalzi, 7.3 assist e 1.8 palle rubate a partita. Diventò il primo giocatore dopo Larry Bird nel 1989-90 a raggiungere una media di 20 punti, 9 rimbalzi e 7 assist a partita in una stagione, un'impresa che non è più stata replicata da nessuno. Ancora una volta, Hill guidò la classifica del torneo per quanto riguarda le triple-doppie: ne realizzò 13, il 35% del totale dell'intero torneo per quella stagione. Fu nominato giocatore del mese di gennaio e vinse anche l'IBM Award, assegnato al giocatore con le migliori statistiche della propria squadra. Si classificò terzo per il titolo di MVP della regular season, dietro Karl Malone e Michael Jordan.
Proprio come Scottie Pippen nei Chicago Bulls, Hill prese il ruolo di "ala tiratrice" a Detroit, guidando l'attacco della propria squadra. Di conseguenza, tra il 1995 e il 1999, Hill fu il miglior assistman del torneo tra le non-guardie. Nella stagione 1999, fu il miglior realizzatore, rimbalzista e assistman della sua squadra per la terza volta e si guadagnò un posto accanto a Wilt Chamberlain e Elgin Baylor come unici giocatori della storia dell'NBA a primeggiare in queste tre specialità per più di una volta. Solo Hill e Chamberlain riuscirono nell'impresa per ben 3 volte. Hill fu convocato per i mondiali FIBA del 1998, ai quali tuttavia la squadra statunitense non partecipò a causa di uno sciopero.
La stagione 1999-2000 vide Grant Hill dominare tra i realizzatori dell'NBA. Registrò una media di 25.8 punti a partita con un 49% dal campo, la terza media più alta della stagione, dietro l'MVP Shaquille O'Neal e Allen Iverson. Mantenne delle medie consistenti anche per i rimbalzi (6.6 a partita) e gli assist (5.2 a partita). Tuttavia, malgrado i risultati personali di Hill, i Pistons non andarono mai molto lontano nei playoff: uscirono al primo round nel 1996, 1997 e 1999 e non vi parteciparono nel 1995 e nel 1998. I playoff del 2000 non furono differenti: il 15 aprile del 2000, 7 giorni prima dell'inizio dei playoff, Hill si slogò la caviglia sinistra in una partita contro i Philadelphia 76ers. Hill era preoccupato di essere etichettato come "rammollito" da alcuni fan dei Pistons, e decise di giocare il primo round contro i Miami Heat malgrado l'infortunio. Tuttavia la condizione della sua caviglia peggiorò e Hill fu costretto a uscire a metà di gara 2. Gli Heat vinsero poi per 3-0. Hill fu inizialmente tra i convocati per le Olimpiadi del 2000, ma non giocò a causa di questo infortunio, che lo tormentò per molti anni.
Dopo le prime 6 stagioni, prima dell'infortunio alla caviglia, Hill realizzò un totale di 9393 punti, 3417 rimbalzi e 2720 assist. Oscar Robertson e Larry Bird sono gli unici due giocatori della storia del torneo ad aver registrato numeri simili.
Orlando Magic (2000–2007)
Il 3 agosto del 2000, Hill costrinse i Pistons ad accettare di scambiarlo per Chucky Atkins e Ben Wallace, in quello che sembrò un accordo unilaterale tra il giocatore e gli Orlando Magic. I Magic speravano di formare una straordinaria coppia con Grant Hill e Tracy McGrady, il quale arrivava dai Toronto Raptors. Invece Hill fu tormentato da infortuni alla caviglia e giocò soltanto 4 partite durante la prima stagione con i Magic, 14 nella seconda e 29 nella terza. Fu costretto alla panchina per l'intera quarta stagione (2003-04). Nel frattempo i Pistons, che eliminarono gli stessi Magic nel 2003, riuscirono a vincere il titolo nel 2004.
Nel marzo del 2003, Hill si sottopose a un invervento chirurgico, per riallineare le ossa della caviglia con quelle della gamba. Cinque giorni dopo l'operazione Hill ebbe un attacco di febbre a 40.5°C e le convulsioni. Fu immediatamente portato in ospedale dove i medici, dopo aver rimosso la stecca attorno alla sua caviglia, scoprirono che Hill aveva sviluppato un'infezione, a causa della quale stava per morire. Fu ricoverato per una settimana e dovette prendere antibiotici endovenosi per sei mesi.
La stagione 2004-05 segnò il ritorno di Grant Hill. Pur avendo lo stinco sinistro ancora pieno di lividi, riuscì a giocare 67 partite con i Magic, più di tutte quelle delle ultime 4 stagioni messe insieme. Fu nominato giocatore della settimana per la Eastern Conference tra il 15 e il 21 novembre 2004. In quella stagione Hill registrò una media di 19.7 punti a partita con un 50.9% dal campo. I suoi fan lo votarono ancora come titolare per l'All-Star Game, nel quale condusse la rappresentativa della Eastern Conference alla vittoria. Inoltre, alla fine di questa stagione, Hill vinse il Joe Dumars Trophy, noto anche come "NBA Sportsmanship Award".
La stagione 2005-06 fu ancora segnata dagli infortuni: a causa di fastidi all'inguine fu costretto fuori dal campo per gran parte della prima metà di stagione, giocando soltanto 21 partite. Correva inoltre in modo non omogeneo, preoccupato di aggravare la condizione della caviglia sinistra, e questo gli causò una pubalgia. Hill subì una nuova operazione per quest'ultimo infortunio e dichiarò che avrebbe considerato l'ipotesi del ritiro se avesse dovuto sottoporsi a un altro intervento.
Nella stagione 2006-07, Hill tornò a giocare, malgrado le voci su un suo possibile ritiro si fecero sempre più insistenti. Hill si sottopose a una terapia specializzata a Vancouver, grazie alla quale riacquistò notevole mobilità alla caviglia sinistra. Hill tornò a disposizione dei Magic, partendo come guardia titolare. Pur avendo problemi con il ginocchio sinistro e con un tendine della caviglia sinistra, Hill riuscì a giocare 65 partite, solo due in meno delle 67 giocate nella stagione 2004-05. A fine stagione registrò una media di 14.4 punti, 3.6 rimbalzi e 2.1 assist a partita. Questa stagione segnò anche la prima presenza ai playoff con la maglia dei Magic, che si classificarono ottavi e dovettero vedersela al primo round con i Detroit Pistons, ex-squadra di Hill. La grande esperienza ai playoff dei Pistons prevalse sugli inesperti Magic, che non partecipavano ai playoff da alcuni anni e, pur concludendo qualche gara punto a punto, la serie terminò con un secco 4-0 per i Pistons. Dati questi risultati, Hill non sapeva se giocare ancora con i Magic nel 2007-08, cambiare squadra o ritirarsi.
Phoenix Suns (2007–presente)
Hill diventò un free agent senza restrizioni il 1° luglio 2007. Il 5 luglio, l'agente di Hill Lon Babby dichiarò che Hill aveva intenzione di firmare per i Phoenix Suns l'11 luglio (prima data utile per la firma dei contratti da parte dei free agent). Hill firmò per $1.83 milioni per il 2007-08, con un opzione di rinnovo per l'anno successivo da $1.97 milioni. Alvan Adams, membro d'onore dei Suns, gli diede il permesso di indossare il suo numero (33) con la maglia di Phoenix. Hill si adattò bene agli alti ritmi dei Suns, andando spesso in doppia cifra nei primi mesi della stagione, diventando un giocatore chiave. Giocò nelle prime 34 partite, prima di essere operato d'urgenza d'appendicite il 9 gennaio 2008, intervento che lo costrinse alla panchina per due settimane. Pur disputando una stagione segnata ancora dagli infortuni, Hill riuscì a giocare 70 partite per la prima volta da quando aveva lasciato Detroit, registrando una media di 13.1 punti, 5.0 rimbalzi e 2.9 assist a partita.
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