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Toronto
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STATISTICHE
STATISTICHE
BIOGRAFIA
BIOGRAFIA
Kobe Bryant
Stagione
Partite Giocate
12
Media Punti
30.2
Media Rimbalzi
5.2
Media Assists
3.3
Nato il:
Agosto 23, 1978
Altezza:
6'6"
Peso:
205
Media Stagionale
Stagione
Squadra
G
GS
MPG
FG%
3p%
FT%
OFF
DEF
RPG
APG
SPG
BPG
TO
EPG
PPG
LAL
12
12
38.1
0.474
0.192
0.861
1.8
3.3
5.2
3.3
2.1
0.3
3.2
23.583
30.2
Ultime 5 partite
Data
Avvers.
Risultato
MIN
FGM-A
3PM-A
FTM-A
OFF
DEF
REB
AST
STL
BLK
TO
EFF
PTS
11/19
vs.
CHI
V 108 - 93
37
7 - 21
0 - 2
7 - 8
1
8
9
8
0
1
1
23
21
11/17
vs.
DET
V 106 - 93
39
17 - 29
1 - 3
5 - 5
4
1
5
5
3
0
3
38
40
11/15
vs.
HOU
P 91 - 101
38
5 - 20
0 - 3
8 - 9
1
0
1
3
3
0
4
5
18
11/13
vs.
DEN
P 79 - 105
33
7 - 17
1 - 3
4 - 4
2
1
3
2
1
0
4
11
19
11/12
vs.
PHX
V 121 - 102
32
13 - 21
0 - 0
3 - 4
1
3
4
4
0
0
4
24
29
Kobe Bryant
Kobe Bean Bryant è nato il 23 agosto 1978, è un giocatore professionista nella NBA, famosa guardia All-Star dei Los Angeles Lakers. È figlio unico dell’ex giocatore dei Philadelphia 76ers e coach della squadra femminile Los Angeles Sparks Joe “Jellybean” Bryant. Il suo nome è dato dalla famosa carne di manzo di Kobe, in Giappone, che i suoi genitori hanno visto sul menu di un ristorante.
Bryant mise piede sul grande palcoscenico NBA nel 1996 quando diventò la prima guardia nella storia dell’NBA a essere selezionato per il draft direttamente dal liceo. Bryant e l’allora compagno di squadra Shaquille O’Neal ha condotto i Lakers a 3 campionati NBA consecutivi, dal 2000 al 2002. Da quando O’Neal ha lasciato i Lakers nella stagione 2003-04, Bryant è diventato il cardine della franchigia di Los Angeles, ed è stato il capocannoniere dell’NBA per due stagioni consecutive, dal 2005 al 2007. Nel 2006, Bryant segnò un impressionante career high di 81 punti contro i Toronto Raptors, il totale punti più alto della storia, superato solo dai 100 punti di Wilt Chamberlain. È stato premiato con il trofeo di MVP nella stagione 2007-08, dopo aver condotto la sua squadra al primo posto nella Western Conference.
Nel 2003, Bryant fu vittima dello scandalo sessuale presso una località turistica a Eagle in Colorado, con Katelyn Faber, che lavorava ad un albergo. Bryant ha ammesso all’adulterio, ma non all’infrazione legale. Nel settembre 2004, i suoi prosecutori hanno abbandonato il caso dopo che la Faber li informò che non avrebbe testimoniato.
Infanzia
Kobe Bryant è nato a Philadelphia, in Pennsylvania, unico figlio di Joe e Pam Bryant.
Ad appena 6 anni, il padre di Kobe, lascia l’NBA, trasferendosi in Italia, e il piccolo Bryant inizia così a giocare a pallacanestro. Kobe si inserisce bene nel contesto culturale italiano, e impara anche l’italiano. Impara anche a giocare a calcio, e la sua prima squadra del cuore è stata proprio il Milan. Sostiene ancora oggi che se avesse continuato a vivere in Italia avrebbe tentato la carriera del calciatore professionista, magari provando ad entrare nella sua squadra preferita, il FC Barcelona. Bryant è ancora un grande tifoso dell’ex GM del Barcellona Frank Rijkaard e della stella Ronaldinho.
Nel 1991, la famiglia Bryant si trasferisce negli USA: Kobe viene riconosciuto da tutta la nazione durante la sua spettacolosa carriera liceale alla Lower Merino High School, nei sobborghi di Philadelphia. Il suo risultato al SAT di 1080 gli avrebbe assicurato delle borse di studio presso numerose università americane. Alla fine, però, il 17enne Bryant sceglie di dichiararsi eleggibile per il draft NBA. Sostiene che, se avesse deciso la strada del college, sarebbe sicuramente andato a Duke.
Il Draft del 1996
Prima di venire scelto con la 13esima assoluta nel draft dai Charlotte Hornets nel 1996, Bryant rifiutò di giocare per chiunque se non per i Los Angeles Lakers. Secondo l’allora agente di Kobe Bryant Arn Tellum, era “impossibile” che Kobe potesse giocare per gli Charlotte Hornets.
Ciononostante, gli Hornets lo scelsero, sperando di poterlo poi scambiare con i Lakers. Il 1 luglio 1996, gli Hornets scelgono Bryant, scambiandolo con il centro di Los Angeles Vlade Divac.
Le prime tre stagioni (1997 – 1999)
Durante la sua prima stagione, Bryant inizia dalla panchina come rimpiazzo per le guardie Eddie Jones e Nick Van Exel. Inizialmente, il suo minutaggio è limitato, ma con l’avanzare della stagione, vede più spesso il campo. Si guadagna la reputazione di high-flyer grazie alle sue giocate ad alta quota, e il supporto dei tifosi in seguito alla sua vittoria della gara delle schiacciate del 1997.
Nella sua seconda stagione, i minuti di Bryant aumentano e il giovane talento ha l’opportunità per mettere in mostra le sue abilità. È un candidato assai gettonato per il titolo di Sesto Uomo, e, in seguito alle votazioni dei fans, diventa il più giovane All-Star in quintetto della storia. Se da un lato le sue statistiche erano impressionanti per la sua giovane età, era ancora troppo giovane per complementare Shaquille O’Neal e formare una coppia che potesse puntare al titolo. La stagione 1998-99 segna il vero sboccio di Bryant come giocatore, quando le due guardie Jones e Van Exel vengono scambiate in seguito alla richiesta proprio del centro O’Neal. I risultati, tuttavia, non furono molto migliori, quando gli Spurs spazzarono i Lakers nelle semifinali di Western Conference.
Gli anni dei titoli
Le fortune di Bryant stavano per cambiare quando Phil Jackson decise di trasferirsi a Los Angeles nel 1999. Dopo anni di costante miglioramento, Bryant era diventato una delle migliori guardie della Lega, a confermare le sue regolari presenze nei quintetti All-NBA, All-Star e All-Defensive. I Los Angeles potevano ora sperare nell’anello, a seguito della formidabile coppia di Bryant e O’Neal. Jackson utilizzava la triangle offense di coach Tex Winter sfruttando al massimo le potenzialità della sua coppia, portano i Lakers a tre titoli NBA consecutivi dal 2000 al 2002.
Gli anni post-titolo
Nella stagione 2002-03, Bryant ha tenuto una media di 30 punti a partita, imbarcandosi su una storica striscia da record, di ben 9 partite segnando 40 o più punti, ed una formidabile media di 40.6 punti per l’intero mese di febbraio. Ad aggiungersi al bottino, detiene medie di 6.9 rimbalzi, 5.9 assist e 2.2 palle recuperate a partita. Per la prima volta nella sua carriera, Bryant viene eletto nei primi quintetti della NBA, sia All-NBA che All-Defensive. Dopo una buona stagione da 50-32, i Lakers perdono ancora contro gli Spurs al secondo turno, che poi sarebbero andati a vincere il titolo.
Nella stagione successiva, i Lakers riuscirono a comprare gli All Star Karl Malone e Gary Payton, sperando di poter arrivare al titolo. Con un eccezionale quintetto di quattro futuri Hall of Famer come O’Neal, Malone, Payton e Bryant, i Lakers riescono ad arrivare alle Finali. Tuttavia, alle Finals vengono eliminati dai Detroit Pistons in 5 partite. Durante la serie, Bryant tiene medie di 22.6 punti e 4.4 assist. Tira un mediocre 35.1 % dal campo; la sconfitta rappresenta un notevole trauma emotivo per i Lakers. Shaquille O’Neal viene scambiato ai Miami Heat per Lamar Odom, Caron Butler e Brian Grant.
La partenza di Shaquille O’Neal
Con la reputazione spezzata dagli eventi della stagione precedente, Bryant venne largamente criticato durante la stagione 2004-05. La prima stagione senza Shaq si dimostrò essere molto impegnativa.
In particolare, fu difficile assorbire il colpo del libro di Phil Jackson, dove vengono raccontati i tumultuosi eventi della stagione 2003-04, e dove Bryant viene definito addirittura “non-allenabile”.
A metà stagione, il coach Rudy Tomjanovich ha dato improvvisamente le dimissioni, a causa di problemi di salute e depressione. Senza Tomjanovich, tutta la stagione dei Lakers era in mano all’assistente Frank Hamblen. Malgrado Bryant fosse secondo per punti segnati in stagione, i Lakers affondarono e mancarono i playoff per la prima volta in oltre 10 anni. Quest’anno rappresentò un calo nello status di Kobe nell’NBA, in quanto non raggiunse né il primo quintetto difensivo, e venne spostato al terzo quintetto NBA.
La stagione 2005-06 NBA season segnò un crocevia per la carriera di Bryant. Malgrado i contrasti del passato proprio con la star dei Lakers, Phil Jackson ritorna come capo allenatore dei Lakers. Bryant apprezza la decisione, e i due collaborano facendo tornare i Lakers ai playoff. La squadra riesce e portarsi al 45-37 nella regular season, migliorando la prestazione di ben 11 gare rispetto alla stagione precedente.
Nel primo turno di playoff, i Lakers giocano così bene dall’arrivare a 6 minuti dall’eliminare i Phoenix Suns, qualificatisi secondi. Malgrado il notevole impegno di Bryant in gara 4, con un tiro allo scadere, i Lakers vengono sconfitti dai suns in 7 gare. Durante l’estate 2006, Bryant viene operato al ginocchio, e non riesce a partecipare ai campionati mondiali FIBA del 2006.
Le incredibili prestazioni di Bryant lo portano alla migliore stagione della sua carriera, in termini di statistiche. Il 20 dicembre, Bryant segna 62 punti in appena 3 quarti contro i Dallas Mavericks. All’inizio del quarto periodo, Bryant aveva segnato più punti dell’intera squadra avversaria, l’unica volta dall’introduzione del cronometro dei 24 secondi. Quando i Lakers affrontano i Miami Heat il 16 gennaio 2006, Bryant e l’ex-compagno Shaquille O’Neal fanno notizia incontrandosi amichevolmente e salutandosi prima della partita, segnando la fine del loro contrasto. Un mese dopo, all’All Star Game, i due scherzano insieme più volte. Il 22 gennaio 2006, Bryant colleziona un incredibile bottino di 81 punti in una vittoria per 122 a 104 sui Toronto Raptors. Oltre che a sorpassare il precedente record di franchigia di 71 ad opera di Elgin Baylor, il suo total è il secondo più alto della storia, sorpassato solo dai 100 punti di Wilt Chamberlain nel 1962.
A gennaio, Bryant diventa anche il primo giocatore dal 1964 a segnare 45 o più punti in 4 partite consecutive, diventando l’unico insieme a Chamberlain e Baylor a riuscirci. Per il mese di gennaio, Bryant tiene una media di 43.4 punti a partita, l’ottava media più alta della storia per media punti in un mese, e la più alta per chiunque a parte Chamberlain. Per la fine della stagione, Bryant detiene record di franchigia per il maggior numero di partite da 40 punti (27) e punti segnati (2832). Vince il titolo di capocannoniere per la prima volta, ad una media di 35.4 punti a partita, e termina al quarto posto nelle votazioni per MVP. Riceve tuttavia 22 voti per il primo posto, secondo solo al vincitore Steve Nash.
Più avanti nella stagione, Bryant deicde di cambiare il suo numero di maglia dall’8 al 24, per l’inizio della stagione 2006-07. Il primo numero di Bryant al liceo era appunto il 24, prima di cambiare al 33. Quando finisce la stagione dei Lakers, Bryant rivela a TNT che né il 24 né il 33 non erano disponibili, il 33 essendo stato ritirato in onore di Kareem Abdul – Jabbar. Bryant indossò il 143 all’Adidas ABCD camp, e decise così l’8 dalla somma dei numeri.
Durante la stagione 2006-07, Bryant viene selezionato per il suo 9no All Star Game, e il 18 febbraio, mette a referto 31 punti, 5 rimbalzi, 6 assist e 6 palle recuperate, guadagnandosi così il suo secondo trofeo di MVP dell’All Star Game.
Nel corso della stagione, Bryant è coinvolto in numerosi incidenti sul campo. Il 28 gennaio, nel tentativo di prendere un fallo sull’ultimo possesso, colpisce la guardia dei San Antonio Spurs Manu Ginobili in faccia. A seguito della valutazione della commissione NBA, Bryant viene sospeso durante una gara al Madison Square Garden contro i Knicks. Si sostiene che il movimento del braccio di Bryant fosse “innaturale”, avendo mosso il braccio verso l’indietro. Più avanti, il 6 marzo, Bryant commette la stessa infrazione, contro la guardia Marko Jaric dei Minnesota Timberwolves. Il 7 marzo, l’NBA sospende Bryant per una partita. L’evento si ripete con Kyle Korver il 9 marzo.
Il 16 marzo, Bryant segna un massimo in stagione di 65 punti, in una sfida casalinga contro i Portland Trail Blazers, che contribuiscono a porre fine alla striscia di 7 sconfitte dei Lakers. Si tratta della seconda miglior prestazione per punti segnati negli 11 anni di Bryant nella NBA. La partita successiva, Bryant segna 50 punti contro Minnesota, seguiti da 60 a Memphis e altri 50 contro New Orleans. Diventa così il secondo giocatore nella storia dell’NBA a mettere a referto quattro partite oltre i 50 punti, insieme a Wilt Chamberlain. Bryant termina la stagione con ben 10 partite oltre i 50, l’unico a parte Wilt Chamberlain a raggiungere la soglia. Si guadagna anche il secondo titolo di capocannoniere.
Durante la stagione 2006-07, la maglia di Bryant diventa la più venduta dell’NBA negli USA e in Cina. Numerosi giornalisti attribuiscono questo aumento nelle vendite della maglia al suo nuovo numero, oltre che alle sue formidabili prestazioni da All-Star. Nei playoff 2007, i Lakers cadono ancora una volta nel primo turno contro i Phoenix Suns.
L’anno da MVP
Il 27 maggio 2007, secondo ESPN, Bryant ha richiesto di essere scambiato a meno che Jerry West non tornasse come GM a pieno regime. Bryant ha poi confermato in seguito il suo desiderio che Jerry West tornasse alla squadra, ma nega alcuna decisione di lasciare la squadra. Tuttavia, tre giorni dopo, durante una trasmissione di Stephen A. Smith, Bryant si dichiara deluso per i rumori riguardo alle sue colpe per aver fatto partire Shaquille O’Neal, e si esprime: “Voglio andarmene.”
Appena tre ore dopo, Kobe dice di aver riconsiderato le sue scelte, e, dopo aver parlato con l’allenatore Phil Jackson, rinnega il desiderio di partire. In 23 dicembre 2007 Kobe diventa il giocatore più giovane a toccare 20000 punti in carriera, (solo 29 anni e 122 giorni), durante una partita al Madison Square Garden contro i Knicks.
Malgrado un infortunio al mignolo della mano destra, subito durante la gara contro i New Jersey Nets del 5 febbraio 2008, Bryant riesce a disputare tutte le partite della regular season, anziché scegliere di operarsi. Riferendosi all’infortunio, Bryant afferma che “preferirebbe rimandare qualsiasi operazione a fine stagione NBA e dopo i giochi olimpici di Pechino. Tuttavia, questo è un infortunio che lo staff medico dovrà monitorare quotidianamente con attenzione.”
Dopo aver guidato i suoi ad un record di 57-25, il migliore della Western Conference, Bryant e i Lakers spazzano via i Nuggets al primo turno dei playoff, e il 6 maggio 2008 Kobe viene ufficialmente eletto MVP, per la prima volta in carriera. “È stato molto impegnativo. Sono orgoglioso di poter rappresentare con questo trofeo la mia organizzazione, la mia città”: queste le parole di Bryant. Jerry West, colui che portò Kobe ai Lakers, era presente alla conferenza stampa durante la quale Bryant ritira il titolo di miglior giocatore NBA, dalle mani del commissioner David Stern. West sostiene che “Kobe lo ha meritato. Ha giocato un’altra stagione semplicemente formidabile. Non sono per niente sorpreso.”
Oltre a guadagnarsi l’MVP, Bryant è stato l’unico giocatore unanimemente selezionato per il primo quintetto All-NBA, per la terza stagione e la sesta volta in carriera. Viene anche nominato per il quintetto difensivo insieme a Kevin Garnett, ricevendo 52 punti totali, di cui 24 per il primo posto.
Il 16 maggio 2008, Bryant e i Lakers sconfiggono gli Utah Jazz in 6 partite, avanzando così alle finali di Conference per la prima volta dal 2004. Il 29 maggio, grazie ai 39 di Bryant, 17 dei quali nel quarto periodo, i Lakers sconfiggono gli Spurs per 100-92 in Gara 5 delle WCF, guadagnandosi quindi il primo viaggio alle finali dalla partenza di O’Neal, la quinta comparsa per Kobe.
Profilo del giocatore
Kobe Bryant è una guardia capace di giocare anche in posizione di ala piccola. È considerato uno dei giocatori più completi nella storia della NBA. È stato eletto a tutti i quintetti All-NBA dal 1999, e ha giocato negli ultimi dieci All-Star Game. È un autentico cannoniere, con medie di 25 punti a partita in carriera, insieme a 4.6 assist, 5.3 rimbalzi e 1.5 palle recuperate. Riesce a costruirsi il tiro in qualsiasi caso, anche da oltre la linea da tre, dove detiene peraltro il record di triple per una singola partita (12). Ha un’eccezionale padronanza del palleggio e sfrutta la sua grande velocità e l’atletismo per eludere i difensori e concludere a canestro.
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