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Torna Richardson, Phoenix continua a vincere
Aggiungere un giocatore che segna di media più di 20 punti a partita- e che può metterne 30 più o meno quando vuole- a una squadra che segna di media 116 punti, è quasi illegale.
Quasi, appunto. Perché è esattamente il lusso che si sono permessi i Phoenix Suns ieri sera, quando dopo una sospensione di due partite per guida in stato di ebbrezza, Jason RIchardson ha fatto il suo ritorno in campo ieri notte.
Richardson ha segnato 23 punti, con 4-7 dalla lunga distanza, nella vittoria per 120-112 dei suoi Suns contro i Minnesota Timberwolves.
RIchardson è senza dubbio l’attaccante di riferimento per Phoenix, anche se coach Gentry non si sbilancia troppo.
“Gli diamo molta libertà”, ha però ammesso Gentry.
L’anno scorso, appena arrivato da Charlotte, si è ritrovato in una realtà che lo vedeva circondato da gente come Steve Nash, Amare Stoudemire, Shaquille O’Neal e Grant Hill.
“Avrà pensato ‘se mi va bene sarò la quinta opzione in attacco’”, ha continuato il coach di Phoenix.
Nonostante ciò ha offerto ottime prestazioni, e “non credo nemmeno di essere sempre riuscito a coinvolgerlo nel gioco”, ha chiuso Gentry. “Per il futuro, faremo in modo che ciò non accada più.”
Dopo la squalifica Richardson era determinato e voglioso di cominciare la nuova stagione.
Di sicuro non era arrugginito.
“Ho lavorato duramente durante la sospensione.”
Richardson non è un giocatore da mezze misure. Può essere uno dei giocatori più elettrizzanti della lega, ma può pure risultare esasperante sotto alcuni aspetti. In effetti, spesso è tutte e due le cose. Prima lo vedi volare a canestro, talmente veloce da non dare nemmeno il tempo ai difensori di accorgersi dell’accaduto. Poi, soli sette secondi più tardi, vedi Corey Brewer, il giocatore che dovrebbe essere marcato proprio da RIchardson, fare esattamente la stessa cosa dall’altra parte.
Questa è un po’ la contraddizione di Phoenix.
“Attenzione, la nostra forza è l’attacco”, ha precisato Gentry.
“Quello che cerchiamo dalla nostra difesa è ordine e costanza, ovvero cercare di essere tutti sempre al posto giusto. Non so se saremo mai gli Spurs o i Celtics, ma non so nemmeno se loro saranno mai come noi in attacco.”
Con il ritorno di Richardson, i Suns hanno a disposizione praticamente tutto il loro arsenale offensivo, ad eccezione del centro Robin Lopez, fuori ancora per qualche settimana.
Un grosso contributo l’ha portato Channing Frye, una delle più grandi rivelazioni di quest’inizio di stagione.
Frye, un lungo dal tiro facile che ha trovato poco spazio con i Blazers nelle ultime due stagioni, ha realizzato ben 25 punti ieri, e 19.7 di media nelle prime tre partite.
Il sostituto di Shaq si sta ancora adattando per cercare di passare da specialista a parte integrante dell’attacco dei Suns.
Nella notte ha realizzato 6 triple su 10, ma Gentry si è sbilanciato, dicendo che “probabilmente avrebbe dovuto provarne almeno 15”.
“Non l’abbiamo portato qui per passare la palla”, ha detto Gentry.
L’altra faccia della medaglia è rappresentata da Leandro Barbosa, che ha visto il suo minutaggio ridursi molto. Il brasiliano, autore di 20.5 punti di media senza Richardson, non ha beneficiato del rientro del numero 23. Alla fine ha giocato solo 15 minuti e ha messo a referto 6 punti segnando tutti e tre i tiri tentati.
“RIchardson andava alla grande, per questo Leandro ha giocato poco”, ha spiegato Gentry.
“Ci saranno molte occasioni per vederli anche insieme.”
Questa vittoria porta i Suns sul 3-0 per solo la sesta volta nella loro storia lunga 42 anni. Però, è anche stata la prima partita dall’1 marzo 2006 che non ha fatto registrare il tutto esaurito.
Phoenix ha controllato il match durante tutto il secondo tempo, ma ci è voluta una tripla di Grant Hill (23 punti finali) a 3:00 dalla fine per chiudere i giochi sul 113-105.
Per i Timberwolves la partita è stata importante, se non altro perché le ha restituito un Al Jefferson dominante.
Jefferson, reduce da un brutto infortunio al ginocchio subito lo scorso febbraio, aveva realizzato 10.5 punti di media con il 30% dal campo.
Coach Rambis non gli ha fatto pesare nulla, dicendo che ci può volere anche un anno prima di tornare sui livelli pre infortunio.
“Ha difficoltà a tornare in condizione, a trovare il ritmo in partita, a perdere peso, ad abituarsi al nuovo stile di gioco.
“Ora è impaziente. Si è messo molta pressione addosso per tornare il giocatore che tutti conosciamo il prima possibile.”
Ma c’è qualcosa nei Suns che spinge Jefferson a dare di più (proprio coi Suns catturò ben 12 rimbalzi offensivi, record di franchigia).
Ha chiuso con 21 punti, con 9-23 al tiro più otto rimbalzi.
Rambis ha così sperimentato un po’, spostando Gomes ala piccola e Pecherov ala grande. I due hanno chiuso con 23 e otto punti rispettivamente.
“Dobbiamo trovare i giocatori giusti al posto giusto”, ha detto Rambis, che sta introducendo l’attacco a triangolo nel sistema dei Wolves.
“Ovviamente ci vorrà del tempo, non basta la preseason né il training camp. Ci vorrà buona parte della stagione.”
Pubblicato lunedì 2 novembre 2009
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