Scritto da Dan
28/12/2008 16.21


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Marco Belinelli si è schiodato dalla panchina dei Golden State Warriors. Non solo, è diventato un titolare della squadra di Coach Don Nelson e anche, qualche volta, protagonista, realizzando bottini importanti, aiutando la squadra anche a battere nientemeno che i Boston Celtics.

In un momento in cui Danilo Gallinari non è ancora entrato in campo e Andrea Bargnani fa qualche fatica a trovare un rendimento costante, ecco un giocatore italiano che sta andando più che bene nell'NBA, una luce che illumina la strada, certamente, per future generazioni.

Marco Belinelli ha fatto un mini-miracolo. Forse l'osservatore casuale lo vede fare 22 o 27 punti e pensa: "Oh, bene, ha potuto giocare e ha giocato bene." E la storia finisce lì. Invece, no. Nessuno può immaginare cos'è stata per Marco fare questa impresa. Pensate: Partita dopo partita, non entrato. Non entrato! E' devastante per un giocatore. Perde fiducia. Perde ritmo. Perde la fiducia dei compagni. Peggio: Non sa mai quando verrà chiamato. Ed è quello il momento più importante: Rispondere come un campione dopo avere fatto un mese di panchina.

Invece, Marco Belinelli questo lo ha fatto. Non posso neanche capire gli sforzi che ha fatto per essere prontissimo nel momento della sua chiamata da coach Don Nelson. Pensiamo agli allenamenti durissimi, senza un premio. Pensiamo alle partite intere in panchina, con lo stomaco in bocca per essere pronto se viene chiamato. Pensiamo alla delusione di non avere nemmeno toccato il campo. Penso all'emozione quando Nelson -- finalmente! -- gli ha dato il suo momento. Non poteva sbagliare nulla. Doveva, per forza, fare una partita perfetta. Uno stress.

Non ho mai capito perchè Don Nelson ha aspettato così tanto per lanciare Belinelli. L'ha scelto nel primo girone, con il numero 18, nel 2007. Un anno di panchina, in sostanza. Poi, quest'anno, ancora panchina. Infatti, Belinelli ha detto: "Se non gioco qui, meglio andarmene." Altre squadre lo volevano e Nelson lo ha saputo. Poi, il momento e la risposta di Belinelli, un gesto di una grandissima forza mentale. Marco, però, non deve sedersi, neanche per un secondo. Deve continuare ad affrontare ogni allenamento e ogni partita come quello determinante per lui.


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