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 Un uomo solo può fare la differenza?
Nonostante l'aver vinto 28 gare di media nell'ultime quattro stagioni e aver nominato presidente Donnie Walsh per cambiare direzione, cultura e numero di vittorie, questa estate i New York Knicks hanno apportato minime modifiche al loro roster. I giocatori che il 29 ottobre scenderanno in campo saranno sostanzialmente gli stessi che avevano giocato il 16 aprile scorso.
L'aggiunta di Chris Duhon porta più leadership sul campo, cosa molto importante nella filosofia del nuovo coach Mike D'Antoni, ma la sola faccia nuova significativa ad entrare nello spogliatoio dei Knicks è quella del coach stesso.
Il Coach of the Year 2004-05, nelle ultime quattro stagioni a Phoenix ha vinto 58 gare di media (che sono 30 in più, e più del doppio, di quelle della sua nuova squadra). Ma anche se sicuramente il suo atteggiamento e l'attitudine che porterà inficerà positivamente sul gioco dei Knicks, questa è pur sempre l'NBA. E nella NBA, i giocatori contano più del coach.
E finchè D'Antoni non avrà i giocatori con cui vuole lavorare, i Knicks probabilmente resteranno più vicini alla loro media-vittorie piuttosto che a quella del loro nuovo coach.
Certamente, D'Antoni non resterà con le mani in mano aspettando che Walsh gli prenda i giocatori che vuole.
"Non possiamo semplicemente aspettare fino all'anno prossimo," ha detto ai media alla conferenza stampa del pre-camp. "Il mio lavoro è di vincere ogni partita, e farò giocare i ragazzi che mi daranno le maggiori possibilità di farlo."
E finchè non avrà qualcosa di meglio di questi giocatori, può incominciare a far fare progressi alla sua squadra cambiandone la cultura sportiva e rendendo lo spogliatoio di New York un posto migliore in cui stare. Cedere Zach Randolph ai Clippers o ai Grizzlies avrebbe accorciato i tempi di riuscita, ma questi affari alla fine non sono andati in porto. E, per qualche ragione, Stephon Marbury è ancora da quelle parti. Il piano di addizione-per-sottrazione è al momento ancora in stand-by.
Quindi D'Antoni dovrà trovare un'altra maniera per far diventare un gruppo di talentuose ma mal assortite individualità in una squadra coesa. E Mike insiste nel dire che il roster non è poi così male.
"La cosa che mi esalta è il nucleo di buoni giocatori che già abbiamo," ha detto. "Con quello che ho trovato qui penso si possano già vincere un po' di partite. Non ci serve andare a cercare qualcun altro. Spetta a me capire come far funzionare il tutto."
Potrebbe iniziare dal provare a far difendere almeno un pochino la sua squadra.
Ora, D'Antoni, non è conosciuto per essere un genio della difesa, ma tutti i punti che i suoi Suns concedevano agli avversari erano dovuti in gran parte all'alto ritmo (e quindi all'alto numero di possessi) a cui giocavano, piuttosto che ad una incapacità di fermare gli avversari. Se si vanno a guardare le statistiche di punti concessi per possesso, si vede che la sua era una difesa di livello medio nella NBA.
Nel frattempo, i Knicks sono state una delle sei peggiori difese (per possesso) degli ultimi quattro anni. I tempi di Pat Riley e Jeff Van Gundy e dei loro insegnamenti sono proprio passati...
Di certo, D'Antoni fonda il suo gioco dall'altra parte del campo. E non ci sono dubbi che New York ha del talento offensivo su cui lui potrà lavorare. Deve solo fare in modo che lavorino tutti insieme.
Citando Norman Dale: "I cinque giocatori in campo funzionano come se fossero uno solo. Squadra, squadra, squadra. Nessuno è più importante degli altri."
Più facile a dirsi che a farsi. Specialmente con questo gruppo di persone.
Ma non conta chi c'è nello spogliatoio, New York adesso deve iniziare a cambiare.

Il Giocatore da Tenere d'Occhio
"Ad essere onesti, credo che le cose cambieranno," ha detto Mike D'Antoni ai giornalisti, "ma nella NBA, bisogna essere in due per ballare."
Donnie Walsh ha davvero provato a cambiare questa squadra. Ci ha provato veramente. Ma, a meno che non pensiate che Danilo Gallinari possa avere impatto fin da subito (e probabilmente non lo pensate), Chris Duhon è l'unico nuovo arrivato a poter dare una mano a cambiare le cose dalle parti del Garden.
Duhon sa benissimo che genere di atmosfera si è respirata negli ultimi anni a New York, ma non l'aveva sperimentata in prima persona. D'altro canto, le prospettive per lui a Chicago non erano esattamente rosee.
Duhon è un giocatore solido che ha giocato per quattro anni sotto coach Krzyzewski, l'uomo che nelle ultime tre estati ha preso un mucchio di star della NBA e li ha trasformati in una squadra coesa. La nuova point guard dovrebbe portare maggior equilibrio nella "forza".
Come successe con Steve Nash, D'Antoni ha bisogno di un giocatore che sia la sua estensione in campo, qualcuno che spinga costantemente la palla e crei opportunità per segnare ai suoi compagni. Duhon non vale Nash in attacco, ma, con la sua capacità di portare pressione sul portatore di palla, in difesa può essere meglio del due volte MVP.
"Scenderò in campo, portando leadership e cercando di farci diventare una squadra," ha detto Duhon alla sua conferenza stampa di presentazione.
Dalla tua bocca diretta alle orecchie dei tifosi dei Knicks, Chris.

Scouting Report
* Se i Knicks combineranno qualcosa di buono quest'anno sarà merito della filosofia di gioco che Mike D'Antoni riuscirà ad impostare. Il numero elevato di ego avranno modo di coesistere in una pallacanestro giocata ad alti ritmi solo se D'Antoni non userà le sue solite rotazioni corte di 7-8 giocatori.
* I Knicks sono pieni di guardie, e la cosa potrebbe risultare positiva in una attacco in cui le guardie possono penetrare e spingere sempre la palla. Mettendo Randolph, Curry e Lee dalla parte opposta delle penetrazioni si potrebbero creare delle situazioni per facili appoggi da parte dei lunghi.
* Questa non è una squadra tradizionale e non può giocare come una squadra NBA tradizionale.
* La loro abilità tanto di segnare da fuori dall'arco quando di essere in grado di penetrare contro qualsiasi altra guardia sarà uno dei punti di forza della squadra.
* Se la giocheranno con Toronto per la terza posizione nella Division.

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