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Utah Jazz
UJAZZ

  Come separano i pretendenti al titolo dalle squadre-flop, le 82 partite della stagione regolare NBA premiano le squadre riuscite a battere il maggior numero di avversarie con il preziosissimo fattore campo nei playoffs. I Celtics avrebbero potuto non farcela contro gli Atlanta Hawks se non avessero potuto giocare 4 partite su 7 in casa e, come per i biancoverdi, avere il fattore campo è particolarmente importante per i Jazz.

Nelle ultime due stagioni, solo i Dallas Mavericks hanno avuto un miglior record casalingo di Utah (70-12 contro 68-14), ma, lontano dalla EnergySolutions Arena, i Jazz hanno fatto registrare un pessimo 37-45.

Ma cosa ha fatto Utah per migliorare le proprie possibilità di assicurarsi il fattore campo durante i playoffs? Gli Hornets, campioni della Southwestern Division, hanno aggiunto James Posey per migliorare la difesa, i Lakers, campioni della Pacific Division e della Western Conference, hanno Andrew Bynum sano e i Jazz?

I Jazz non hanno fatto assolutamente niente. Se questa stabilità porterà alll'ennesima edizione di Utah che finisce sepolta nel cimitero dei playoffs oppure ad una giusta ricompensa ha ancora da essere scritto, ma i Jazz hanno già percorso questo insidioso sentiero. La domanda infatti è la stessa che la franchigia di Salt Lake City si poneva verso la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, meglio essere pazienti e attendere o cercare di mettere in piedi uno scambio importante?

Come si puo' notare dai movimenti di mercato, i Jazz non hanno cambiato molto in termini di nomi a parte le 3 scelte del draft e lo scambio tra Jason Hart e Brevin Knight. La speranza è che il nucleo (relativamente giovane), guidato da Deron Williams (che è migliorato costantemente dal suo ingresso nella lega) e Carlos Boozer, non solo possa cercare di arrivare al titolo quest'anno, ma che possa provarci anche nelle prossime stagioni.

Williams potrebbe essere il principale motivo dell'ottimismo di casa-Jazz, questo perchè il roster è sicuramente profondo e ricco di ottimi giocatori, ma è Deron la chiave per giocare al meglio l'attacco preferito da coach Sloan: il Pick and Roll. Williams è fisicamente fortissimo, legge bene le situazioni e, se Utah ne avesse bisogno, può anche segnare in molti modi. Probabilmente non sarà veloce come Chris Paul (ma chi lo e'..?), altro playmaker scelto nel 2005 e con cui viene sempre confrontato, ma Williams è importante per la sua squadra almeno quanto Paul lo è per i suoi Hornets. Durante le Olimpiadi si è avuta una conferma importante di ciò, infatti i due si sono sostanzialmente divisi il tempo in campo e hanno aiutato la squadra ad arrivare alla medaglia d'oro.

Dopo essere partito in quintetto in 47 partite nella sua prima stagione tra i professionisti, Williams è stato titolare in tutte le 82 partite della scorsa stagione e ha tenuto medie di 18,8 punti e 10,5 assists a partita. Considerando che John Stockton non è stato il playmaker titolare di Jerry Sloan fino alla sua quarta stagione (a 25 anni) e non ha mai fatto registrare più di 17,2 punti ad uscita, potrete capire il perchè i fans dei Jazz siano così elettrizzati da Williams, che ha compiuto 24 anni a Giugno.

Dopo 3 stagioni di miglioramenti costanti, non è sbagliato aspettarsi che Williams possa fare addirittura meglio nel suo quarto anno e, se lo farà, i Jazz miglioreranno con lui.

Così, magari, il sogno di avere il fattore campo durante i playoffs, potrebbe avverarsi.

Il Giocatore da Tenere d'Occhio

La scorsa stagione, Carlos Boozer ha avuto la sua migliore annata da pro, basta guardare le cifre. Ha fatto registrare i suoi massimi in punti (21,1), minuti (34,9), palle rubate (1,2) e ha pareggiato il suo precedente record di partite giocate (81). Quindi perchè mai dovrebbe essere Boozer il giocatore da tenere d'occhio?

Perchè Boozer, il più costante attaccante dei Jazz, potrebbe decidere di uscire dal suo contratto la prossima estate. Mehmet Okur e kyle Korver potrebbero fare lo stesso, ma la produttività di Carlos in post basso potrebbe essere molto più complicata da sostituire sul mercato dei free agent. Visto che Boozer e Williams sono considerati la versione recente di Stockton e Malone, restare orfani di uno dei due potrebbe avere conseguenze devastanti su Utah.

"E' sicuramente una parte importante della nostra squadra, un tassello fondamentale," ha detto il playmaker dei Jazz. "Io lo voglio sicuramente ancora qua con me, lui lo sa e io lo sottolineo nuovamente."

La questione importante è: Boozer lascerà che la questione contrattuale condizioni il suo rendimento in campo? Per ora ha tagliato corto sulle chiacchere, trattandole, appunto, da chiacchere.

Quindi ancora una volta Boozer potrebbe far si' che sia il suo gioco a parlare per lui e, viste le due convocazioni alla partita delle stelle negli ultimi due anni, potrebbe essere musica per le orecchie dei fans.

Scouting Report

*Jerry Sloan ha da allenare la stessa squadra dell'anno scorso, che già era una delle più disciplinate di sempre.

*Deron Williams incarna il prototipo del playmaker perfetto, è un ottimo distributore, ma sa segnare parecchio all'occorrenza.

*Il roster ha un sacco di giocatori di comprovata efficienza e che si adattano alla perfezione al sistema di gioco di Jerry Sloan: Carlos Boozer, Andrei Kirilenko, Matt Harpring, Mehmet Okur e Kyle Korver. Nonostante Kirilenko non vada sempre d'accordo col coach, è l'unico insieme a Boozer che può garantire un'ottima presenza difensiva.

*La difesa è l'area in cui Utah è più deficitaria. Tecnicamente i giocatori sono adeguati, ma atleticamente non possono difendere su tutti.

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