A Ginobili e Garnett i primi premi stagionali

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A  MANU GINOBILI IL PREMIO DI MIGLIOR SESTO UOMO DELL’ANNO (2007-2008)

Manu Ginobili dei San Antonio Spurs si aggiudica il Sixth Man Award, premio che l’NBA assegna alla fine di ogni stagione alla miglior riserva.

Ginobili ha ottenuto 615 voti favorevoli su 620 complessivi, inclusi 123 voti su 124 da parte della stampa chiamata a votare, tra media statunitensi e media canadesi. Leandro Barbosa dei
Phoenix  Suns si è classificato 2° e Jason Terry dei Dallas Mavericks lo ha seguito al 3° posto.

Le sole 23 partite disputate da titolare soddisfano il criterio per il quale il sesto uomo dell’anno debba avere più partenze dalla panchina che in quintetto. I 19,5 punti a partita (career high), 4.8 rimbalzi, 4.5 assist e 1.47 rubate collezionati da Manu nella stagione regolare si addicono invece a qualcosa di più.

Nella storia del Premio di Miglior Sesto Uomo sono stati celebrati in passato i meriti di giocatori di assoluto valore, vedi Antawn Jamison, Darrell Armstrong, Ben Gordon e Mike Miller; nel caso di Emanuel Ginobili ci troviamo piuttosto di fronte ad un potenziale MVP riadattato a sesto uomo.

L’argentino è stato, durante tutta la stagione, anima e corpo degli Spurs, soprattutto nei momenti più difficili, quando Duncan è apparso appannato e Parker fuori giri.

In tali momenti Manu è riuscito a dominare ed ergersi a leader di una squadra che come obbiettivo ha l’anello NBA e nessun altra forma di argenteria.
Quello che più “spaventa” di questo ragazzo è la capacità di elevare il suo gioco in modo direttamente proporzionale alla posta in palio.

E’ partito da Reggio Calabria (1998) aiutando la promozione dalla Legadue alla Serie A1; si è trasferito alla Virtus Bologna (2000-02) ed in pochi anni è passato dalla lotta per lo scudetto a quella per il grande slam; infine ha fatto il grande salto nell’NBA, precisamente agli Spurs, squadra quadrata e metodica che sulla carta non si sposava completamente con il suo sangue caliente e il suo estro.

Eppure, stagione dopo stagione, è riuscito a scardinare il cuore sotto sigillo dell’ex-CIA Popovic, diventando una pedina imprescindibile della squadra.

Non solo, Ginobili è riuscito anche a vincere i pregiudizi yankee che circondano ogni giocatore di provenienza cestistica europea e oggi l’argentino gode di una grandissima considerazione sia tra i colleghi che - dato da non sottovalutare - tra gli arbitri.

Proprio in occasione di gara 1 contro Phoenix, molte sue giocate nei momenti cosiddetti “clutch” (cruciali) hanno ricevuto un trattamento di favore da parte della terna arbitrale, che in genere tali attenzioni le riserva solo alle superstar. Se qualche fischio fosse andato in direzione diversa non è detto che i neroargento avrebbero finito per portar a casa la vittoria.

Era chiaro sin dal termine della regular season che questo premio sarebbe andato all’argentino di Bahia Blanca; tanto è vero che mai giuria fu più unanime.

L’anno prossimo non è da escludere di vederlo in corsa per l’MVP.

KEVIN GARNETT SI AGGIUDICA IL DIFENSIVE PLAYER OF THE YEAR


Questo premio ha spesso scatenato diversi e legittimi punti di vista.

Nel caso di Kevin Garnett il premio di difensore dell’anno trova concordi quasi tutti, non solo per l’apporto del Bigliettone in termini statistici, ma anche per la cattiveria cestistica e mentalità vincente che ha saputo trasmettere ad una squadra costruita da zero, ma con grandi obiettivi.

KG21 ha condotto i Celtics ad un record impressionante (66-16), producendo la miglior inversione  positiva nella storia NBA: con ben 44 partite in più vinte rispetto alla stagione precedente.

Garnett non solo è il punto di riferimento della seconda miglior difesa della lega (90.3 punti subiti a partita), ma anche “portatore sano” di ben 9.2 rimbalzi, 1.4 rubate e 1.7 stoppate a partita, oltre ai soliti 18 punti d’ordinanza.

Nella corsa al Premio ha primeggiato con 493 punti, frutto di 90 voti come miglior difensore, 12 come secondo e 7 come terzo. Dietro a lui, con discreto margine, a quota 178 si è piazzato Marcus Camby.


Sul gradino più basso del podio troviamo invece “il vincitore morale” di questa classifica: Shane Battier.

Dietro alla striscia di 22 vittorie dei Rockets si deve riconoscere un ruolo importante alla difesa dell’ex Duke su tutti gli All-Star avversari in posizione di guardia o ala. E se la bontà difensiva di Shane è meno immediata da notare rispetto ai 2 giocatori di cui sopra, è riscontrabile nelle scabrose percentuali di qualsiasi avversario abbia marcato. La difesa sulla palla e in aiuto di Battier sono fra le migliori della lega, la rapidità di piedi e il senso del posizionamento da insegnare ai ragazzini del minibasket. Aver la testa, ogni sera, per far pressione sulla palla non al fine di rubare, ma di recuperare il pallone contro super talenti del calibro di Bryant, Anthony, James o Pierce non è cosa per tutti.

Pubblicato giovedì 24 aprile 2008