MVP Race – Kobe o Chris Paul?

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Una stagione regolare come quella appena conclusasi passerà alla storia per più di un motivo.
Non solo il 2008 verrà ricordato dalla “Nazione Verde” come l’anno della risurrezione Celtics assieme al loro orgoglio, ma anche come la stagione dei grandi scambi: Shaquille a Phoenix, Gasol ai Lakers, Kidd ai Mavericks.

I famosi ultimi pezzi dei puzzle incastonati in nome dell’anello.

Eppure, durante la corsa alle 16 piazze disponibili per la postseason 2008, un’altra discussione ha tenuto banco negli sport-bar americani e nelle sale stampa NBA.
 
Chi si merita il titolo di Most Valuable Player quest’anno?

La Nazione Verde non poteva non tirare in ballo il nome di Kevin Garnett, vero attore protagonista nel cambio di pelle integrale che ha rigenerato Boston; a Cleveland invece hanno messo mano ai fogli delle statistiche del gioco e ne è venuto fuori che i numeri collezionati da Lebron James sono fuori dal mondo. Quantomeno fuori da questo mondo.
Mentre i tifosi dei Magic han fatto presente al resto dell’NBA che alla Florida, e non alla California, va il merito di aver partorito il nuovo legittimo erede di O’Neal.
Dopo un’attesa lunga quanto un’intera generazione di ali forti prestate al ruolo di centro: Dwight Howard è diventato grande.
E Stern potrà vendere il volto sano e positivo di Novello Superman accanto alla sagoma di Mr. Logo per molti anni a venire.

Se invece non siete legati ad una maglia in particolare, ma avete seguito capillarmente questa stagione con un occhio alle cifre e l’altro al basket giocato, a questo punto tenete ancora in ballo due soli nomi per assegnare il trofeo di Miglior Giocatore dell’anno: l’eterno candidato nella categoria, Kobe Bryant, e l’outsider inatteso, Chris Paul.

Premettiamo che per chi scrive il primo dei due è il Giocatore Più Forte dell’NBA tout-cour. Da almeno 4 stagioni.
E premettiamo anche che fosse dipeso da noi, uno dei due trofei MVP aggiudicati a Steve Nash l’avremmo girato a Bryant, troppo spesso penalizzato dall’ingombrante presenza psicologica e mediatica di Shaq o da pregiudizi che nulla hanno a che vedere con l’effettivo valore di un giocatore sul rettangolo in legno duro.

Ciò detto, l’MVP 2008 dovrebbe appartenere a Chris Paul.
E dato che siamo da troppo tempo in giro per arene e sale stampe sportive, sappiamo che quando una donna lancia affermazioni simili deve essere pronta a comprovarle con almeno il doppio delle motivazioni richieste ad un uomo o ad un ex-sportivo professionista.

Eccovi le nostre.

1)    Chris Paul guida la lega per numero di assist realizzati a partita, con ben 11.6 consegne andate a buon fine entro i 48 minuti di gioco. Negli ultimi 13 anni l’impresa è riuscita solo ad un altro giocatore: Steve Nash, che ha chiuso la regular season 2007 a quota 11.5 e quest’anno segue Paul al secondo posto con 11.1 assistenze. Il che, tra l’altro, fa della coppia in questione un record che non si ripeteva dalla stagione 90/91, ultima volta in cui ben 2 giocatori hanno chiuso l’annata oltre gli 11 assist di media. Se poi considerate che i Phoenix Suns di Nash giocano ad un ritmo vertiginoso di gioco, figlio dell’indefesso run&gun professato da coach D’Antoni, mentre gli Hornets di Paul registrano uno fra i “passi” più lenti della lega, forse vi fate un’idea del valore storico ed effettivo di quelle 11.6 assistenze di Paul e della maestria alla regia del Numero#3 di New Orleans.
 
2)    Chris Paul guida la lega anche nella categoria “palle rubate”.
Sono ben 2.7 steal a partita quelli acciuffati da CP3, il che fuga i dubbi avanzati da molti riguardo all’efficienza di un playmaker così piccolo su entrambi i lati del campo. Noi per primi preferiamo le point-guard alla Deron Williams: 1 metro e 90, grosse, in grado di difendere su tutti i tipi di guardie. Ma nell’NBA di oggi dominare in tal modo le linee di passaggio avversarie incide parecchio, soprattutto considerata la fiscalità con cui i fischietti chiamano di questi tempi i falli di “hand-checking”.

3)    Non per calcare la mano sui numeri, ma Chris Paul è il 4° giocatore di sempre ad esser riuscito a guidare la lega in entrambe le categorie di cui sopra in singola stagione. E’ vero che l’NBA ha iniziato a calcolare le palle rubate solo dal 1973, ma rimane comunque impressionante che in 35 anni Paul sia stato uno degli unici 4 giocatori in grado di totalizzare tale accoppiata.

4)    Dato che siamo in vena di stupirvi, sappiate anche che Paul è diventato il 7° giocatore a cui sia riuscito di mantenere una media realizzativa di almeno 20 punti a partita, guidando contemporaneamente la lega in assist. Il 6° a riuscirci, a cavallo tra il 1986 e il 1987: niente po’ po’ di meno che Magic- Hall of Famer-Johnson. Ci sono voluti 20 anni per ritrovare tale “magia” e un giocatore che sfiora appena il metro-e-80 per farlo sembrare così facile.

5)    Se sommate la leadership in assist e steal e ci aggiungete i 20 e più punti ad allacciata di scarpe, avete invece qualcosa che non è mai riuscito prima d’ora a nessuno nell’intera storia del gioco. E le parole “mai prima d’ora”, quando si dan via i premi agli sportivi, tendono sempre a contare parecchio.

6)    Se l’inedita combinazione 21.1/11.6/2.7 non forza la porta dell’MVP, non riusciamo a pensare cos’altro potrebbe.

7)    Sempre nell’ordine del “mai prima d’ora”, Paul è il primo di sempre a dar via almeno 11 assist a partita tenendosi sotto alle 2.6 palle perse.

8)    Se vi interessano i numeri non vi sarà sfuggito neppure che nel coefficiente di efficienza CP3 è secondo solo a Lebron quest’anno,

9)    mentre paragonando le sue cifre a quelle del diretto rivale: Paul ha migliori statistiche rispetto a Kobe in tutte le medie al tiro, quelle dal campo, quelle dalla lunga distanza e quelle dalla linea dei liberi. Aver superato la miglior guardia “tiratrice” del gioco proprio nell’accuratezza del fondamentale che distingue le due posizioni nel backcourt dovrebbe dar quanto meno da pensare.

10)    A noi dà ancor più da pensare, al di fuori di tutti numeri elencati sopra, che ad un giocatore così giovane, con una squadra così immatura e tra l’indifferenza di un palazzetto che neppure all’All Star Game ha registrato il tutto esaurito, sia quasi riuscito di sfiorare la prima piazza all’ovest delle roccaforti. E con una classe che solo ai grandi campioni sportivi è data in dote via DNA.
 

Chiara Zanini


Pubblicato domenica 20 aprile 2008